Semproniano

Capoluogo del Comune e centro storico, è raccolto su un banco di travertino a 662 m. d’altitudine.

Già prima dell’anno Mille si parla di Casale Simprunianum, e intorno al secolo X, a difesa di questo piccolo nucleo fu costruita una rocca e delle mura possenti. Dominata dapprima dagli Aldobrandeschi, questa piccola comunità passò intorno al 1200 sotto il dominio della Contea di S. Fiora. Dopo l’attacco delle milizie senesi (1300), entra a far parte dei possedimenti della Repubblica di Siena. I contrasti tra i Senesi e gli Orsini di Pitigliano ne fanno terra di scontri e di lotte. Nel 1411, durante una battaglia tra le due fazioni, i Senesi mettono a fuoco le mura di Semproniano. Il paese intero ne subì gravi danni, tanto che la Repubblica, disapprovando l’atroce azione, cercò con speciali provvedimenti di aiutare il paese. La popolazione decise allora di cacciare definitivamente gli Orsini. Nel XVI secolo Semproniano passa ai Medici, e vi rimarrà fino al 1737, data in cui entra a far parte del Granducato di Toscana. La comunità riacquisterà la sua indipendenza nel 1963, con la ricostituzione del Comune di Semproniano.

Il nucleo antico, con le sue strada strette e tortuose, si sviluppa in semicerchi concentrici intorno alla Rocca Aldobrandesca, della quale si conservano solo pochi spezzoni e dalla quale lo sguardo spazia sino all’Amiata. Certamente il Casale Simproniu occupava l’area dove più tardi sarà costruita la Rocca Aldobrandesca. Di intatto non è rimasta che una feritoia. A fianco della rocca, sul piazzale, si trova la Chiesa di Santa Croce. La prima menzione storica che ne abbiamo si trova in una bolla di papa Clemente III del 1188. La Chiesa seguì purtroppo le sorti della rocca, subendo saccheggi e distruzioni. Il suo attuale aspetto è semplice, sola al centro si trova un arco. Le pareti sono tinteggiate di nero e di bianco (i colori di Siena). A destra della porta principale si trova un’acquasantiera in travertino, formata da una vasca e una colonna del ’500, e da una base a tre punte terminante a piede unghiato d’animale, di origini più antiche. Sopra l’altare si trova un antico crocifisso ligneo del XII o XIII secolo, restaurato in qualche punto nel ’700, a cui viene attribuito un miracolo avvenuto il 3 maggio 1882. Sembra infatti che, mentre il paese era invaso dal tifo, i fedeli disperati portassero in processione la statua, e che subito dopo la malattia svanisse. Sulla parete dell’abside si trova una tela attibuita alla Scuola Veneta del ’700, raffigurante la Pietà.

Scendendo verso il paese ci troviamo in Piazzoletta, centro sociale del paese antico, su cui si affacciava il Palazzo Civico. Di questo palazzo rimangono purtroppo solo qualche portale all’interno dell’edificio. Di fronte troviamo un vicolo che anticamente collegava il centro alla Chiesa di San Vincenzo, e sotto l’arco probabilmente si trovava l’abitazione del vicario mediceo intorno al 1565 (ce lo fa desumere il giglio fiorentino scolpito su di un portale in pietra.
Scendendo per le scalette ci troviamo in via San Francesco, dove si possono ancora notare tracce di antichi portali e finestre scolpiti, come ad esempio sulla casa natale del Vescovo Banci, dove possiamo ammirare una finestra del ’400 e un monogramma bernardiano sull’architrave. Oppure lo stemma in pietra dell’edificio dove si trovava l’antico ospedale, ricordato negli statuti. Continuando su questo vicolo si giunge infine alla Pieve dei SS. Vincenzo e Anastasio, con il suo portale romanico – gotico. Ricordata nel 1274, rimase la sede parrocchiale fino al 1969. Tre grandi arcate in pietra sostengono il tetto, e sulla parete meridionale si notano le due finestre romano – gotiche, mentre su quella settentrionale si notano pietre scolpite e un’epigrafe scolpita che ricorda il restauro del 1579. Ha subito vari restauri, fino all’ultimo che gli ha restituito il suo aspetto originale. Interessante l’acquasantiera in travertino, del secolo X, oltre alla vasca battesimale attribuita al XIII secolo. Vi sono inoltre conservate cinque tele, di cui tre sono attribuite alla scuola di Gerolamo del Pacchia (datate II metà del ’500), e raffigurano la Vergine col Bambino in mezzo ai Santi Vincenzo e Anastasio, San Mamiliano e San Rocco. Le altre due sono invece del tardo ’600 o del ’700, e rievocano una la leggenda del mostro e l’altra la crociata del Rosario. Il tempio fu consacrato nel 1844, come ci mostra un’epigrafe all’interno della Torre Campanaria, la più antica dell’intero territorio. Alta 23 m. e contemporanea alla Chiesa, il suo aspetto originario è stato modificato dai restauri. Al suo interno la struttura originaria è formata da filarotti di travertino.
Uscendo dal paese antico possiamo visitare l’oratorio di San Rocco, eretto intorno al ’400. Sulla facciata da notare il caratteristico arco rinascimentale, mentre sulle pareti si vedono dal caratteristico arco rinascimentale sulla facciata, ed oggi Sacrario dei Caduti.