Roccalbegna

Le origini di Roccalbegna sono sicuramente etrusche: nella valle dell’Albegna sono state rinvenute numerose tombe etrusche isolate e, inoltre, numerosi toponimi della zona sono di chiara derivazione etrusca come Albegna, Cana, Vallerona.
Nel Medioevo la zona era dominata dalla potente famiglia degli Aldobrandeschi: nella seconda metà del Duecento i signori della Rocca di Abegna riconobbero l’ autorità politica senese sui loro possessi. Il castello, per la sua importanza, fu fatto sede di un castellano, prima, e di un vicario, poi, nominati da Siena: alla fine del Trecento inizia per il castello un grave degrado, degrado che interessa tutta la zona della Maremma. Nel 1455 i Senesi danno inizio a lavori di rafforzamento delle fortificazioni aldobrandesche collegandole con mura in filaretto: risale a questo periodo la costruzione del Cassero senese, che domina la zona sud del borgo; inizia così la rinascita per il paese che nel 1445 era, addirittura, arrivato a contare solo ottanta abitanti. Con la caduta della Repubblica senese, il castello e il suo territorio entrano a far parte del Granducato di Toscana, ma nel 1560 Cosimo I dei Medici dona il feudo di Roccalbegna al cardinale Antonio Sforza. Nel 1751, con l’ abolizione dei feudi granducali, il paese torna a costituire una Comunità con propria giurisdizione; con il passare del tempo si giunge, poi, all’ attuale comune che fino al 1963 comprendeva anche il territorio che è andato a formare il nuovo comune di Semproniano.

Roccalbegna è posto in posizione singolare su un ripiano presso la confluenza del torrente Marlancione con l’ Albegna appoggiato a due rupi a strapiombo, il Sasso o Rocca a nord e il Cassero senese a sud. Il Sasso è una rupe di circa 60 metri che, quasi verticale, incombe letteralmente sul paese: è veramente incredibile il panorama di cui si gode dalla vetta di questa rupe, con le case che ci appaiono ai piedi della roccia.

Si può arrivare sulla cima di questa rocca tramite un sentiero e alcune scalette: a metà di questa ascesa si trova una spaccatura nella roccia che dà accesso (un accesso un po’ scomodo) ad una grotta dalla quale si può uscire sul lato destro facendo ritorno a metà delle scalette che conducono sulla vetta del Sasso. Sulla vetta si trovano i resti di una piccola fortezza che domina il paese e dalla quale si gode di un panorama eccellente: ai piedi della rupe il paese, o meglio i suoi tetti dato che da qui si vedono solo questi, e davanti il Cassero, mentre all’orizzonte si vede tutta la campagna maremmana.

Dopo aver ammirato questo scenario unico, possiamo far ritorno al borgo per andare dalla parte opposta sulla rupe dove sorge il Cassero senese, la cui costruzione risale alla metà del XV secolo, dal quale si gode una ottima visione sul Sasso prospiciente e sul borgo. Delle fortificazioni aldobrandesche, rinforzate dai Senesi, restano solo due torri quadrilatere e un tratto di mura: numerose sono, invece, le opere d’ arte custodite in questo antico paese, come nella chiesa romanico-gotica dedicata ai Santi Pietro e Paolo. La costruzione di questo edificio religioso risale a Duecento: sopra la porta d’ingresso si trova un bell’ architrave che, curiosamente, è inclinato verso destra: questo è dovuto ad un cedimento del terreno avvenuto molti anni fa. Il portale mostra una serie di decorazioni vegetali a foglia larga e molle, di carattere rustico mentre la lunetta ospita un affresco cinquecentesco di mediocre qualità raffigurante i titolari della chiesa. L’ interno si presenta ad una sola navata: sulla sinistra è un tempietto in pietra con affreschi di scuola senese della fine del ’500 (Eterno, Padre e Angeli) che racchiude il fonte battesimale; sempre su questa parete si trova un altare in legno che reca nell’edicola una Pietà con Dolenti e un Ciborio ligneo. Al centro l’altar maggiore reca un dossale di pietra con tre tavole raffiguranti la Madonna col Bambino, San Paolo e San Pietro, residui di polittico monumentale considerato tra i maggior capolavori di Ambrogio Lorenzetti.
Nei pressi del Cassero di trova l’Oratorio del Santissimo Crocifisso, attualmente adibito a piccolo museo che testimonia il valore del patrimonio artistico conservato a Roccalbegna: qui sono conservate numerose tele di soggetto sacro, ma la presenza più significativa è senza dubbio la Croce dipinta di Luca di Tommè inserita nel tabernacolo dell’altare, notevole documento dell’arte di questo maestro del Trecento senese.

Manifestazioni
- 25 luglio Sagra di San Cristoforo
- 12/16 agosto Sagra del biscotto
- 14 settembre Festa del SS. Crocifisso