Manciano

Il Comune di Manciano, situato nella parte più meridionale della Toscana, è il più vasto della Provincia di Grosseto.

Il territorio è tra i più belli e suggestivi della Maremma: con lo sguardo si può spaziare dall’Amiata alle vallate del Fiora e dell’Albegna, da Talamone fino ai lidi di Montalto di Castro, dall’Argentario alle isole del Giglio, Montecristo e Corsica. Grazie a questa vasta estensione il paesaggio risulta molto variegato, provenendo dalla costa si percorre la pianura alluvionale, ampiamente sfruttata a fini agricoli; procedendo verso l’interno il terreno inizia a corrugarsi dando origine a dolci colline dove oliveti secolari e vigneti si intervallano a seminativi, boschi e ampie zone di macchia mediterranea. L’ambiente, incontaminato e ricco di corsi d’acqua, grazie ad una notevole rete di strade campestri e sentieri, ben si presta a piacevoli escursioni a piedi, bicicletta o a cavallo. Essendo l’agricoltura l’attività prevalente, pregevoli sono i prodotti tipici locali quali l’olio, ancora spremuto a freddo con macine di pietra, vini, e formaggi, soprattutto pecorini, in cui si può ritrovare i sapori di una volta e che trovano la loro esaltazione nella cucina tradizionale.

Il Comune di Manciano, oltre ad offrire l’immensità di un paesaggio stupendo, ben si presta a chi fa del turismo culturale la finalità del proprio tempo libero. Abitato fin dalla preistoria, numerose sono le testimonianze archeologiche: il villaggio preistorico di Scarceta, le necropoli di Pian di Palma e del Puntone (Saturnia), la necropoli di “Le Calle” (Manciano), la torre cilindrica e il castellum aquarum (gigantesca cisterna di epoca romana, vicino a Poggio Murella), tanto per citarne alcune.
Da visitare: a Manciano, il Museo di Preistoria e Protostoria di moderna concezione espositiva, che accoglie reperti dal Paleolitico all’Età del Bronzo Finale; a Saturnia il Museo Archeologico che ospita i reperti della Collezione Ciacci.
Ruderi di antichi fortilizi svettano sui poggi un po’ dovunque: la Roccaccia di Montauto, il Castello di Scarceta, il Castello di Stachilagi; mentre ristrutturati e appartenenti a privati, sono il Castello di Scerpena, di Marsiliana e la Campigliola.

Grande impulso, negli ultimi anni, ha avuto il turismo termale. Le Terme di Saturnia, nelle cui vasche l’acqua sulfurea, utilizzata fin da epoca romana, sgorga a 37,5°C per tutto l’anno, sono ormai conosciute a livello internazionale.

Manciano viene ricordato per la prima volta in un contratto di vendita stipulato da Lamberto Aldobrandeschi nel 973. Possedimento degli Orsini dal 1293 in poi, nel corso del XIV secolo fu conteso tra il Comune di Orvieto, i Baschi, signori di Montemerano, e gli Orsini di Pitigliano a cui tornò definitivamente nel 1335. Nel 1416 viene conquistato dai senesi; un secolo più tardi con l’annessione al Granducato di Toscana, Manciano e altre località vanno a formare la podesteria di Saturnia e di Capalbio. Nel 1783 i Lorena ne fanno il capoluogo di una vasta “comunità” comprendente anche i territori dell’attuale comune di Capalbio. Il cassero senese ristrutturato dai senesi nel 1424, ha poi subito ulteriori restauri e ristrutturazioni, dalla sua torre si gode di una vista a 360° di tutta la Maremma.

La Chiesa di S. Leonardo, nominata per la prima volta negli statuti del Comune del 1522, conserva al suo interno un quadro del pittore mancianese Paride Pascucci, raffigurante San Leonardo che adora la Sacra Famiglia (1894), un fonte battesimale (XIV sec.), un’acquasantiera (XVI sec.), un crocefisso processionale (seconda metà del ’700). In Piazza Garibaldi si possono ammirare la fontana monumentale del Rosignoli costruita nel 1913 in occasione della inaugurazione dell’acquedotto, e il monumento a Pietro Aldi, pittore mancianese. La torre dell’orologio faceva parte del più antico palazzo comunale di Manciano, realizzato nel XV sec. Lungo Via Roma antichi portali (uno datato 1472) e finestre rinascimentali testimoniano la sua passata importanza. Delle mura munite di sei torrioni, cinque torri scudate e due porte di accesso, restano un torrione rotondo accanto a Porta Fiorella e una piccola torre lungo Via Trento. La Chiesa della SS. Annunziata, forse di origine cinquecentesca conserva al suo interno il dipinto l’Annunciazione di Pietro Aldi (1875), e un affresco di scuola senese del XVIII sec. anch’esso raffigurante l’Annunciazione.

Il Museo di Preistoria e Protostoria è stato istituito con l’intento di ricostruire la vita della comunità che hanno preceduto il sorgere della civiltà etrusca, un arco di tempo quindi che va dal Paleolitico all’età del Bronzo Finale. Nelle varie sale, oltre alle vetrine che accolgono i reperti, sono collocati audiovisivi, pannelli esplicativi del contenuto della sala, quadri a libro (notizie sull’attività di ricerca, scavi, convegni e mostre). Inoltre, data l’ubicazione del museo, sono stati creati dei quadri a collimazione visiva che posti di fronte alle finestre indicano, sul profilo del paesaggio, le località nelle quali sono stati rinvenuti i materiali esposti. In una sala è stata realizzata una videoteca interattiva con quattro monitor attivati manualmente che selezionano documentari di archeologia. In un’altra sala sono stati raccolti i reperti provenienti dallo scavo del villaggio di Scarceta, dell’età del Bronzo, ubicato nel territorio del Comune.

Montemerano
Borgo medievale fra i più caratteristici e meglio conservati della Maremma. Citato per la prima volta in una pergamena dell’896, dominio degli Aldobrandeschi, dopo il 1274 divenne possesso dei signori di Baschi; nel 1382 fu ceduto alla Repubblica di Siena. Nel 1559 la Comunità di Montemerano passa ai Medici, e nel 1783, con i Lorena, viene aggregato a Manciano. In Piazza del castello si accede per una doppia porta ad arco; la torre quadrata che sovrasta l’abitato è stata costruita nel 1407. L’impianto originale della cittadella, organizzato in piazzette e stretti vicoli, è ben conservato. Nella Piazzetta del Teatro, adiacente al campanile, si trovava l’antica Pieve di S. Lorenzo, ricordata sin dal 1188 e sconsacrata nel 1780. Addossata alla cinta muraria si trova la Chiesa di San Giorgio (sec.XIV-XV), di carattere romanico-gotico, costruita intorno al 1380 dai Conti Baschi e consacrata nel 1430, rappresenta il nucleo artistico più importante del Comune di Manciano. L’interno è particolarmente ricco di opere d’arte del Rinascimento senese: i cicli di affreschi di S. Giorgio e S. Orsola, la pala d’altare l’Assunta del Vecchietta, il polittico di Sano di Pietro raffigurante La Madonna col Bambino in trono tra Santi, la tavola conosciuta come la Madonna della Gattaiola, una statua lignea del Vecchietta raffigurante San Pietro, un tabernacolo in legno intagliato del XVII sec.. E’ inoltre in progetto, nell’ambito dei Patti Territoriali, la costituzione, nei locali della ex scuola materna, di un Centro di documentazione sulla civiltà etrusca.

Saturnia
Abitata sin da epoca preistorica, fu poi etrusca e con la conquista romana fu elevata a sede di prefettura. Nel 1216 risulta appannaggio degli Aldobrandeschi; i senesi la conquistano definitivamente nel 1410. Al crollo della Repubblica di Siena si sottomise, nel 1559 a Cosimo I dei Medici, nel 1787 viene assegnata alla Comunità di Manciano. La cinta muraria eretta dai senesi (1454-1464) è ancora riconoscibile anche se frammentaria, in essa sono presenti inglobati dei tratti in opera poligonale riferibili al periodo romano. La Porta Romana, sotto cui transita una via basolata (forse l’antica Via Clodia), mostra i rifacimenti sia di epoca medievale che rinascimentale. Al di sopra di Porta Romana, sul punto più elevato di Saturnia si trova la Rocca (Villa Ciacci): sui ruderi del “castellum aquarum” si ergeva il cassero medievale, poi rifatto dai senesi verso il 1419; la rocca risulta addossata alle mura ed è costituita da un recinto rettangolare chiuso da un’alta cortina di pietra con due torrioni cilindrici, all’interno del circuito murario, è stata eretta nel 1929 la Villa Ciacci. La Chiesa di S. Maria Maddalena, rifacimento del 1933 di un’antica chiesa romanica, conserva al suo interno alcune opere d’arte. Presso Via Mazzini si trova il Bagno secco, grande recinto quadrato, probabilmente una conserva di acqua pertinente ad un bagno termale romano. Intorno all’abitato e nella piana prossima al fiume Albegna, si estendono vaste necropoli, individuate in località Sede di Carlo, Pancotta, Pratogrande, Campo delle Caldane, Pian di Palma, e Puntone. Presso l’Ufficio Turistico è stata recentemente aperta una galleria che conserva opere del pittore Pietro Aldi. E’ inoltre in fase di istituzione un museo che, inserito nel Parco Tematico degli Etruschi, accoglierà la Collezione Ciacci e un centro informazioni.

Marsiliana
Provenendo dalla costa, percorrendo la SS n.74, troviamo Marsiliana. Fu probabilmente la Caletra (Terra bella) degli Etruschi; la sua importanza è testimoniata dalla vasta necropoli paleoetrusca con ricco corredo del periodo orientalizzante (la notissima Fibula Corsini, il pettine d’avorio e la lavagnetta eburnea con inciso l’alfabeto etrusco). La Marsiliana attuale si divide in due distinti organismi edilizi: il castello e i fabbricati rurali del XVIII sec., e il borgo di servizio del XX sec. Il castello, nominato fin dal 1161, venne distrutto nel 1384. Nel corso del XVI sec. divenne fattoria fortificata, ed alla fine del secolo scorso viene completamente ristrutturata assumendo l’attuale forma di castello. A est di Marsiliana, sulla sommità di un poggio che sovrasta il torrente Elsa, si trovano i ruderi del castello di Stachilagi distrutto dai senesi nel 1409.

Capanne
Ricordato per la prima volta intorno al 1480. Verso il 1570 viene eretta in parrocchiale la Chiesa della Visitazione di Maria; al suo interno alcuni dipinti e una scultura lignea del Crocefisso legata ad antiche leggende e tradizioni.

Poggio Murella
Piccolo borgo formato da diversi caseggiati; in quello centrale sorge la Chiesa di S. Giuseppe. A ridosso di moderne costruzioni si trova un singolare monumento di età romana: una torre cilindrica in opus reticulatum. Di grande interesse archeologico è il castellum aquarum, in località Le Murella, gigantesca cisterna a forma rettangolare con l’interno suddiviso in dieci navate con volte a botte, e l’esterno rivestito in opus reticulatum a tasselli bicromi. San Martino sul Fiora.
Denominato anticamente San Martino al Poggio Pelato, sorse come fattoria nel Cinquecento. Con i Lorena tornò ad essere frazione di Sovana sino al 1783, allorché fu aggregato al Comune di Sorano. Nel 1929 entrò a far parte del Comune di Manciano assumendo la denominazione attuale.