Capalbio

Nel territorio di Capalbio sono presenti varie emergenze di età arcaiche fino agli Etruschi e ai Romani.

La prima testimonianza ufficiale risale all’805, con una bolla di Carlo Magno che donò il Castello di Capalbio all’Abbazia delle Tre Fontane. Seguirono gli Aldobrandeschi che, attraverso varie guerre signorili, ebbero il loro culmine nel XIII secolo.

Nel 1416 Capalbio venne definitivamente conquistato da Siena.
Nel 1555 le truppe spagnole alleate con i Medici conquistarono, dopo Porto Ercole ed Orbetello, anche Capalbio per consegnarlo a Cosimo dei Medici.
Seguirono due secoli di grande decadenza per il territorio. Il passaggio ai Lorena segnò l’inizio della ripresa.
Nel 1765 Leopoldo I^ lo aggregò a Manciano e nel 1842 Leopoldo II^ a Orbetello.
La fine dell’800 è da ricordare, oltre che per le grandi riforme dei Lorena, per l’avvento dei fenomeni del latifondismo e del banditismo, massimo eponimo il celebre Domenico Tiburzi.
Nel 1952 l’applicazione della riforma fondiaria ha cambiato volto alla zona, ripopolandola e indirizzandola verso l’agricoltura. Nel 1960 Capalbio ha recuperato la propria autonomia amministrativa.

Ai giorni nostri Capalbio si è ulteriormente evoluto, diventando una meta turistica di grande rilevanza, anche grazie all’attenzione riservata dai media alle sue frequentazioni.

In effetti molte sono le ragioni di un amore a prima vista: la splendida posizione geografica, la natura incontaminata che in lampo porta dalle dolci colline e dai grandi spazi verdi fino ad un lungo e bellissimo arenile, bagnato da un mare pulito e libero da insediamenti urbanistici (circa 14 km di costa che vanno da Ansedonia fino al Lazio), il clima temperato, la possibilità di bellissime escursioni, l’equitazione, la caccia, lo splendido centro storico medievale, ne fanno un luogo ideale di soggiorno in ogni stagione dell’anno.