Monte Argentario
Le prime notizie storiche le fornisce
Strabone (morto nel 24 d.c.) nel
De Geographia quando accenna al
Portus Cosanus, località che riappare poi denominata nell'
Intera Provinciarum del 152 d.c., dove è evidente il suo legame con la città etrusca di
Cosa.
Con la conquista romana la località è inserita probabilmente come preda di guerra in una grossa proprietà fondiaria. Passa poi alla famiglia degli
Enobarbi Domizi di professione
Argentarii cioè prestasoldi, che a titolo delle somme versate alla Repubblica durante la II Guerra Punica aveva ottenuto come saldo dei debiti l'intero Promontorio, detto in seguito
Argentariorum Mons, cioè Monte degli Argentari. Ad essi, forse, dovette appartenere la villa romana esistente a
S.Liberata, detta
Villa Domizia, che venne inclusa nel I secolo d.c. nella dote di
Longina, sposa di
Lamia Emiliano, fatta rapire dall'imperatore
Domiziano per farne la propria consorte. Nel II° secolo d.c.
Traiano la cedette in dote a
Vibia Matidia, sua nipote, da cui il nome di
Insula Matidiae.
Nel IV° secolo d.c. l'imperatore
Costantino la donò alla
Basilica dei SS.Marcellino e Pietro. Riappare con il nome di Mons Argentariorum nel
De Reditu suo di
Rutilio Nomaziano nel V° secolo. Durante il periodo delle invasioni barbariche, tra il VI° e IX° secolo, sia per l'abbandono dell'Aurelia sia per l'impaludamento della costa, l'Argentario faceva vita a sè nonostante dipendesse dall'
Abbazia delle Tre Fontane a seguito della famosa donazione di
Carlo Magno e
Leone III. Divenne poi possesso degli
Aldobrandeschi e degli
Orsini di Sovana e di
Ladislao, Re di Napoli, e a partire dal 1.410 della Repubblica di Siena. E' di questo periodo il primo importante sforzo rivolto alla fortificazione del luogo. A seguito del trattato sottoscritto nel 1.557 da
Filippo II di Spagna e il
Signore di Piombino, l'Argentario entra a far parte dello Stato dei Presidi. Questo rappresentò per la Spagna un valido punto di appoggio ai suoi collegamenti marini con il Vicereame di Napoli e una valida sentinella per il controllo dello Stato della Chiesa e dei Duchi di Toscana, Questi motivi spinsero Filippo II a mantenerlo saldo mediante opere di restauro e fortificazioni ulteriori.
L'Argentario conobbe così un certo sviluppo e intorno alle fortezze di Porto Ercole e Porto S.Stefano si insediarono oltre che famiglie di soldati spagnoli anche pescatori di provenienza ligure e napoletana che approdando qui per la stagione di pesca colpiti dalla bellezza del luogo ne fecero loro abituale dimora. Dopo la parentesi napoleonica, nel 1.815 passò al
Granducato di Toscana e successivamente al
Regno d'Italia.